APCAT Mantova ODV

 

Chi siamo:

Anno costituzione 1990 Come A.C.A.T. (Associazione Club Alcolisti in Trattamento). Poi dopo alcuni anni diventa A.P.C.A.T. Associazione Provinciale dei Club Alcolisti in Trattamento Nel 2010 viene modificato il nome, in Associazione Provinciale dei Club Alcologici Territoriali (metodo Huolin) e diventiamo Onlus e dal 2019 con la riforma del terzo settore siamo ODV Organizzazione di Volontariato.

L’APCAT è una associazione di volontariato senza scopo di lucro

L’APCAT facendo proprio il principio che l’alcolismo, è da considerare uno stile di vita che comporta problemi e sofferenze per l’individuo, per la famiglia e per la comunità, intende: adoperarsi per la prevenzione e il trattamento dei problemi alcol correlati e delle molteplici dimensioni del disagio che spesso a tali problemi sono associate (uso di altre sostanze psicoattive, problemi psichici o psichiatrici, gioco ecc.) attraverso una metodologia basata sull’auto aiuto e sulla solidarietà. Tale metodologia elaborata dal prof. Vladimir Hudolin, ha come punti cardine l’attività dei CAT ”Club Alcologici Territoriali”e le Scuole Alcologiche Territoriali, e altre attività rivolte alla comunità locale.

Nel 1964 in Croazia, e dal 1979 in Italia, è concretamente iniziata in campo alcologico una esperienza, quella dei Club Alcologici Territoriali (metodo Hudolin), che oggi rappresenta uno dei modelli operativi più significativi nell’ambito dei programmi per i problemi alcol correlati e complessi.

Il Prof. VLADIMIR HUDOLIN, (psichiatra di origine Croata 1922 – 1996), nel prendere atto della rilevanza epidemiologica dell’alcolismo, della difficoltà ad affrontare questo problema con approcci tradizionali, spesso sono orientati, sia in senso etico repressivo (alcolismo come vizio), o anche sanitario terapeutico (alcolismo come malattia), ha dato l’avvio all’esperienza, appunto, dei Club Alcologici Territoriali.

Negli anni successivi, tuttavia, i programmi per i problemi alcol correlati e complessi secondo L’APPROCCIO ECOLOGICO SOCIALE ideato e applicato dal Prof. V. Hudolin che lo ha sperimentato efficacemente nella gestione dei problemi alcolcorrelati e complessi, in una pro­spettiva di promozione della salute.

Per APPROCCIO si intende un atteggiamento mentale, una modalità con la quale si affronta lo studio di un fenomeno, in questo caso appunto i problemi alcolcorrelati e complessi.

È ECOLOGICO SOCIALE in quanto riconosce che esistono stretti legami tra le persone e le diverse componenti che costituiscono una co­munità familiare o locale; riconosce inoltre l'interdipendenza che caratterizza le relazioni degli esseri umani nel loro essere nel mon­do.

La cultura generale, sanitaria e sociale nei confronti delle bevande alcoliche, ancora oggi è caratterizzata da una tendenza a promuo­vere i consumi definiti "responsabili" o moderati.

Si tende a distinguere in modo netto i bevitori dagli alcolisti o al­col dipendenti, applicando un modello fortemente medicalizzato che si concentra su aspetti parti­colari delle problematiche alcol correlate. Socialmente si persegue il mo­dello dell'apprendimento socia­le per abituare la popolazione a familiarizzare, fin dalla giovane età, con le bevande alcoliche evitando quelli che vengono definiti eccessi e che si sostan­ziano in problemi di sicurezza e di ordine pubblico. Si enfatizza il modello mediterraneo del bere, ritenuto protettivo rispetto alla possibile insorgenza dei più gravi problemi alcolcorrelati.

Per L'APPROCCIO ECOLOGICO SOCIALE invece il consumo di bevande alcoliche, assieme ad altri com­portamenti che comportano lo sviluppo di stati di subordina­zione psicologica e relazionale, deve essere considerato un fat­tore di rischio da affrontare ed eliminare sul piano personale e da modificare dal punto di vista culturale finalizzando il com­portamento di ognuno e di tutti al bene comune come tensione generale e collettiva."

L'APPROCCIO PROMUOVE E SOSTIENE

TUTTE LE INIZIATIVE DI POLITICHE PUBBLICHE PER LA SALUTE FINALIZZATE A:

  • A cambiare la cultura circa il consumo delle bevande alcoliche e degli stili di vita orientandoli sempre di più verso la salute ed il benessere del persone e delle comunità.
  • A promuovere e costruire stili di vita che siano sempre più orientanti al benessere e non al consumo di qualsiasi cosa (l’importante è vivere "meglio" non necessaria­mente consumare).

STABILISCE CHE

Ognuno deve riflettere sui propri comportamenti che generano rischio o danno per la propria salute e libertà in generale e nello specifico sul proprio consumo di bevande alcoliche, indipenden­temente dalla quantità o dal grado di problematicità espressa, evitando in tal modo che l'invito alla riflessione sia rivolto solo a chi è ritenuto più problematico, forma evidente di categorizza­zione discriminante e di stigma funzionale a difendere il cosid­detto "bere moderato".

L'APPROCCIO ECOLOGICO SOCIALE RICONOSCE, IN ACCORDO CON

L’ORGAIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ:

  • La pericolosità dell'alcol in sé
  • Il suo essere una droga particolarmente dan­nosa, per l'individuo, la famiglia e la  società.
  • Che non esistono livelli di consumo che possa­no essere considerati privi di rischio.
  • Che si deve garantire alle persone la possibilità reale e concreta di poter scegliere tra il bere be­vande alcoliche o astenersi, dopo una corretta informazione e senza pressioni di sorta.

EVIDENZE SCIENTIFICHE

HANNO EVIDENZIATO CHE

L'approccio ecologico sociale, sulla base delle evidenze emer­se dalla ricerca scientifica indipendente e contenute nei pia­ni di azione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, svilup­pa programmi che siano in grado di:

  • Dare risposte ai singoli bisogni individuali, inseriti nel contesto delle relazioni significative sia di tipo familiare che comunitario;
  • Porre al centro il protagonismo della persona ed il suo senso di responsabilità;
  • Sensibilizzare chi opera in campo professionale ad attuare scelte personali coerenti.

L'APPROCCIO ECOLOGICO SOCIALE si avvale dell'esperienza prati­ca dei programmi territoriali centrati sui Club Alcologici Ter­ritoriali (CAT) e della lunga e consolidata esperienza dei Club degli Alcolisti in Trattamento che hanno superato il concetto di "alcolismo - malattia".

Bere alcolici è infatti considerato uno stile di vita, cioè un com­portamento socialmente accettato, che può creare una vasta gamma di problemi direttamente proporzionali alla dose, al sesso, all'età al tempo e alla modalità di consumo definibili come problemi alcolcorrelati".

I Club Alcologici Territoriali sono comunità multifamiliari, aper­te, autonome, inserite nella comunità locale, dove si incon­trano settimanalmente famiglie con problemi alcol-correlati e con situazioni complesse. Essi si riuniscono una volta alla settimana per una ora e mezza.

Tutti i membri di Club assumono a rotazione i compiti di servi­zio necessari al suo buon funzionamento con il contributo del Servitore insegnante.

I Club lavorano partendo dal principio del "qui ed ora", per il cambiamento dello stile di vita di tutti i componenti delle famiglie frequentanti.

Il Club promuove la salute della comunità, respon­sabilizzando le persone rispetto ai propri stili di vita. Nonché la riflessione sulla Spiritualità Antro­pologica e sull'Etica intese come una fiducia nelle "risorse positive" presenti negli individui, nelle fa­miglie, nelle nostre Comunità.

Il Club stimola la riflessione e la crescita dei suoi membri sul concetto della interdipendenza come condizione dell'Uomo (tutti sono responsabili di tutti). Essa va intesa come un valore assoluto che, se compreso appieno, spinge verso il rispetto di sé e degli altri, verso la "cura" sia della realtà socia­le che dell'ambiente, verso la comprensione e la pace tra i popoli.

L'APPROCCIO ECOLOGICO SOCIALE, con specifiche mo­difiche oggi è sempre più applicato in varie regioni italiane a molti altri problemi comportamentali (di­sagio psichico, azzardo, fumo, alimentazione, altre droghe, disagio spirituale! ecc.) spesso associati a quelli alcolcorrelati.

L’approccio Ecologico-Sociale vede il controllo dei problemi alcol correlati e complessi come parte della protezione e promozione della salute, cercando di facilitare una migliore qualità di vita nelle comunità territoriali.

Il Club hanno avuto un progressivo e costante processo di territorializzazione, cui è, in modo parallelo, corrisposto uno sviluppo geografico che ha avuto il suo inizio a Trieste, si è rapidamente diffuso al Friuli e al Veneto, e si è esteso, negli anni successivi, pur con qualche disomogeneità, con un fronte d’onda che ha oggi coinvolto tutte le regioni italiane; ai giorni nostri si è raggiunto, in Italia, circa 2.000 CLUB, con un coinvolgimento di almeno 20.000 famiglie.

Raramente un problema alcol correlato è isolato e molto più spesso è accompagnato, nella stessa persona o nella stessa famiglia, da altri problemi, come quelli legati all’uso (di­sagio psichico, azzardo, fumo, alimentazione, altre droghe, disagio spirituale! ecc.) In considerazione di ciò si è deciso di allargare l’esperienza dei Club anche a questi problemi. Un problema particolare, di dimensioni crescenti soprattutto in realtà metropolitane, ma non solo, è quello della combinazione tra l’alcol e la mancanza di una dimora, configurando la situazione nota come “skid row alcoholism”, di cui negli anni recenti il Club ha accettato di occuparsi.                                                         

 Perno fondamentale DELL’APPROCCIO ECOLOGICO SOCIALE è il Club: esso può essere definito come una comunità multifamiliare costituita da un massimo di dodici famiglie.                      

Le famiglie del Club si riuniscono a cadenza settimanale insieme con un “operatore”, chiamato servitore-insegnante, adeguatamente formato ed aggiornato attraverso un percorso ormai codificato, gli incontri durano un’ora e mezza.

Il funzionamento del Club alcologico territoriale si basa sulla interazione dei suoi membri in una dimensione di solidarietà, amicizia, amore, compartecipazione, condivisione, che non si esauriscono nella seduta del Club ma si estendono durante l’arco dell’intera settimana.

Ciascuno è responsabile di sé stesso e del proprio percorso di cambiamento (che dura per tutta la vita), così come anche il Club è responsabile di sé stesso, senza deleghe di alcun tipo.

Da questa impostazione nasce definito il ruolo del Servitore Insegnante, che si mette al servizio delle famiglie e del club con un ruolo di facilitatore e garante della metodologia. Sulla base di queste premesse acquista particolare rilievo anche un istituto, il “patronage”, secondo cui, di fronte alla difficoltà di un membro del Club, o di una famiglia (tipico è l’esempio della gestione delle proprie ricadute), gli altri membri sentono in pieno la necessità di farsene carico secondo le rispettive possibilità.

Il Club è organizzato sulla base della attribuzione di compiti specifici: esiste il Presidente del Club, il vice presidente, il segretario, il tesoriere con la previsione di una rotazione periodica, in genere annuale delle cariche, potenzialmente fonte di ambizioni pericolose per l’equilibrio dell’intero sistema.

Le regole di funzionamento, piuttosto semplici, riguardano la puntualità nell’inizio delle sedute di Club, di non fumare durante la seduta, la divisione, o moltiplicazione, o, ancora più propriamente, la nascita da un club di due nuovi club, all’arrivo della tredicesima famiglia; questo dovrebbe in ogni caso avvenire al massimo entro un anno dall’ultima divisione.

Un momento di particolare rilievo nella vita dei programmi è rappresentato dalla Festa delle Famiglie ”l’interclub”: si tratta di una occasione di incontro e di reciproca conoscenza, possibile tra club della stessa zona, o provincia, o regione o di regioni diverse, aperto alla collettività e volto a favorire la conoscenza dei programmi anche all’esterno; questa apertura rende facoltativa la presenza dei membri dei Club, che scelgono liberamente la eventuale partecipazione.

E’ diventata consuetudine, durante l’interclub, la coesistenza di momenti di riflessione, di festa, di “celebrazione”, con la consegna degli attestati di sobrietà ai membri di Club che hanno compiuto un certo periodo (uno, due, tre o più anni); quest’ultimo rappresenta una occasione di particolare coinvolgimento emotivo.

Momento di particolare rilievo è rappresentato dall’ingresso nel Club di nuove famiglie: esso può essere spontaneo, mediato dal medico di base, dal servizio pubblico, territoriale od ospedaliero o da qualsiasi altra istituzione presente sul territorio.

In ogni caso il servitore-insegnante accoglie con un colloquio preliminare la nuova famiglia, di norma subito prima della seduta di Club. Il colloquio ha lo scopo di accogliere e illustrare sommariamente il funzionamento del club, oltre alla discussione di eventuali difficoltà o problemi particolari che la famiglia intenderà sottoporgli. Il colloquio non ha comunque alcun significato di selezione.

I Club d’Italia che sono circa duemila e sono presenti in tutte le Regioni.

Fin dal periodo iniziale i Club hanno identificato un modello organizzativo di tipo associativo, dal livello zonale attraverso la costituzione dell’ACAT Associazione dei Club Alcologici Territoriali (metodo Hudolin), a quello provinciale (APCAT), regionale (ARCAT) nazionale (AICAT),e mondiale (WACAT) con lo scopo di fungere da supporto, in una logica di servizio per i Club stessi, che rimangono comunque a tutti gli effetti titolari della loro vita e del loro percorso; membri delle associazioni sono le famiglie inserite nei club e i Servitori Insegnanti.

L’approccio basato sui Club Alcologici territoriali rivolge particolare attenzione alla formazione e all’aggiornamento delle famiglie e dei servitori-insegnanti.

A questo scopo sono state ideate ed organizzate le scuole alcologiche territoriali, articolate per moduli funzionali; quest’ultimo aspetto ha in premessa l’idea di facilitare la vicinanza del percorso formativo al luogo di vita delle famiglie interessate e quindi di rendere minimi gli elementi strutturali, istituzionali, e di privilegiare l’aspetto itinerante.

I moduli formativi sono sostanzialmente tre.

  • Un primo modulo di base per le famiglie che entrano nel Club, articolato in otto incontri di un’ora e mezza ciascuno, tenuto da un servitore insegnante aggiornato: in questo modulo vengono fornite le conoscenze di base sul concetto di salute, sugli effetti dell’alcol e delle sostanze psicoattive, sul rapporto con queste sostanze, sui principi e sulla vita del Club. La frequenza di questo modulo viene prevista contemporaneamente all’ingresso in Club, di cui non costituisce in alcun modo una fase propedeutica, avendo anzi il vantaggio di sollevare quest’ultimo dal compito, potenzialmente ripetitivo e comunque improprio, di fornire le informazioni ed i contenuti prima elencati. La scuola inizia ogni qualvolta che nel territorio di riferimento ci sono 6 - 7 famiglie appena entrate nel Club.
  • Un secondo modulo, più propriamente di aggiornamento per le famiglie già inserite nei Club, avviene ogni due anni, in uno o due incontri, della durata complessiva di quattro ore, durante le quali vengono fornite conoscenze sull’evoluzione teorica dell’approccio, sullo stato quali- quantitativo dei programmi, anche relativamente al territorio nazionale; viene altresì previsto uno spazio consistente all’interazione delle famiglie che hanno qui un’ulteriore occasione per ritrovarsi con scambio di esperienze personali e con la creazione di un clima emozionale positivo.
  • Un terzo modulo, per le famiglie della comunità, senza specifici problemi alcol correlati e/o complessi, è utile per facilitare la conoscenza e l’accesso ai Club delle famiglie con questi problemi. Si tratta di due - tre incontri ciascuno, realizzati attraverso il supporto organizzativo della rete dei Club del territorio.

Questo è un settore di particolare rilievo, ma anche delicato nella vita dei programmi. La formazione di base, che “abilita” al lavoro di servitore-insegnante di Club è offerta attraverso la partecipazione al Corso di Sensibilizzazione all’approccio Ecologico Sociale, dai Problemi Alcolcorrelati al Benessere della Comunità (Metodo e Cultura V.Hudolin)

Il Corso è aperto ad operatori del servizio pubblico o volontari, a loro volta dotati o meno di specifica professionalità (medico, psicologo, infermiere professionale, assistente sociale, educatore professionale) o meno e ai componenti dei Club.

Durante il corso, viene fornito un minimo di nozioni specifiche sull’alcol, sulle altre sostanze psicoattive e sui problemi alcol correlati e complessi, nonché alcune informazioni pratiche e metodologiche, ma viene soprattutto privilegiata l’offerta di stimoli per iniziare un percorso personale di cambiamento nei confronti dei problemi alcol correlati, ma anche, in generale, del proprio comportamento.

Accanto alla formazione di base, per gli operatori di ciascun territorio vengono organizzati momenti di aggiornamento periodici, sotto forma di corsi monotematici della durata di due tre giorni, volti ad affrontare specifici argomenti secondo le esigenze espresse dalla rete dei Club.

La presenza dei Club nella collettività, di cui sono parte, ha posto il problema di un coordinamento con gli altri nodi della rete territoriale per la promozione e protezione della salute.

In questo senso, più che il coinvolgimento di singole famiglie in occasione di aperture al resto della collettività, si sono cercate forme strutturate di collaborazione su settori specifici tra servizi sanitari e il mondo dei Club.

Nel rispetto delle competenze del servizio pubblico in termini di professionalità specifiche, si è dato vita, laddove è stato possibile, ad un modello operativo, con caratteristiche esclusivamente funzionali, in cui la presenza quali quantitativa fosse ugualmente significativa: ha così avuto inizio l’esperienza del centro alcologico territoriale funzionale, all’interno del quale potessero avere spazio attività difficilmente gestibili dal singolo Club o anche dalla singola ACAT.

 

Tra le più rilevanti possono essere segnalate le seguenti:

  • Attività di formazione e di aggiornamento delle famiglie e degli operatori, secondo le modalità descritte.
  • La ricerca epidemiologica e, in generale, la raccolta dei dati.
  • La prevenzione primaria sul territorio, mediante l’adozione di specifici programmi che tengano conto delle indicazioni dell’OMS rispetto alla necessità di ridurre i consumi di alcol.
  • La raccolta bibliografica sui problemi alcol correlati e complessi, che dovrebbe costituire un elemento fondamentale per lo sviluppo dei programmi, che finora sono stati caratterizzati da profondo dinamismo.

 

Sito internet:

  • Livello nazionale: aicat.it
  • Livello regionale: arcat.it
  • Livello provinciale: apcatmantova.it
  • E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

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